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Le origini dell'artigianato valdostano

Un tempo, per il contadino montano valdostano la stagione invernale non rappresentava solamente l'arrivo del freddo e il diminuire delle ore di sole, era il momento in cui la natura a riposo concedeva spazio per potersi dedicare alla casa, ai lavori di manutenzione ed inoltre, a qualche

lavoro di falegnameria come attrezzi agricoli, oggetti d'uso, ecc...rosone

L'intaglio a punta di coltello diventa una decorazione che, ogni contadino artigiano, esegue per personalizzare i propri lavori creando dei simboli religiosi o di buon auspicio, incidendo la data di costruzione, le proprie iniziali o una dedica per chi utilizzerà l'oggetto. Aiutandosi con gli scalpelli e le sgorbie aggiunge sugli oggetti di comune uso casalingo delle figure zoomorfe, delle scene di vita contadina o di alpeggio, e in qualche occasione crea delle sculture vere e proprie che non possiedono un utilizzo pratico ma soddisfano il piacere estetico.

Questa pratica era eseguita anche nelle veillà, le serate di comunione trascorse dalle famiglie nelle stalle dalle temperature miti, luogo in cui ci si incontrava per passare qualche ora in allegria e dove la comunità condivideva racconti, canti, tradizioni e dove nascevano le prime simpatie, i primi amori, dove si condivideva la gioia per la nascita di un bambino in una famiglia. Una parte dei manufatti eseguiti durante l'inverno veniva poi venduta per ricavarne una piccola fonte di reddito di aiuto per il sostentamento della famiglia. In questo contesto la fiera di Sant'Orso era allora, come oggi, il rendez-vous più atteso ove si potevano comperare oggetti artistici e artigianali tradizionali in Valle d'Aosta e la fiera assumeva i contorni di una grande festa degli artigiani e della popolazione che si ritrovava in Aosta, alla fine dell'inverno e condivideva la gioia dell'inizio delle giornate più tiepide.

folla alla fiera di S.Orso ad Aosta

Ai giorni nostri l'inverno non segna più l'inizio del periodo calmo dell'anno, la frenesia del lavoro non si ferma che per le festività natalizie e la tradizione delle veillà è stata da tempo abbandonata, il suo posto l'ha preso il salotto con la tv. Rischiava l'estinzione anche la figura dell'artigiano ma, fortunatamente, nella seconda metà del secolo passato alcuni estimatori e collezionisti delle opere più significative, hanno sensibilizzato l'Amministrazione Regionale che ha adottato una posizione di "tutela e valorizzazione" e ha intrapreso un percorso, anche legislativo, di incentivazione delle scuole di scultura, intaglio, tornitura, vannerie, attrezzi e oggetti per l'agricoltura, calzature ed accessori per l'abbigliamento, lavorazioni in ferro battuto, tessuti e mobili.

L' "arte popolare" tanto cara ai valdostani ha potuto così contare su un'infrastruttura che guidata dai maestri artigiani locali, tramanda le tecniche e soprattutto lo stile e l'emotività delle creazioni. Vetrina importantissima e madre dell'artigianato di tradizione, la Fiera di Sant'Orso, che si svolge nelle vie d'Aosta ogni anno il 30 e 31 gennaio, propone più di un migliaio di banchi di professionisti e non, che espongono le proprie opere.La tradizione è affiancata e si mescola con l'evoluzione naturale e l'estro della produzione artigianale che regala di anno in anno opere ricercate e innovative, ma sempre cariche della peculiare emotività, caratteristica fondamentale della produzione valdostana.